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Sviluppo e rifiuti


Rifiuti tra immaginario e realtà

Finiremo sommersi dai rifiuti? Dalla penna di Italo Calvino una visione apocalittica

Ne 'Le città invisibili', Italo Calvino narra di Leonia, una città immaginaria, i cui abitanti si disfano ogni giorno di una moltitudine di cose per far posto alle nuove, le quali, l'indomani, saranno a loro volta buttate nella spazzatura. Leonia è ormai sovrastata da ogni lato dalle pareti di un immenso cratere di pattume, pattume che incombe sulla città e che finisce solo là, dove su questo sterminato immondezzaio premono gli immondezzai delle altre città.

Fantascienza? Forse, ma non dimentichiamo che anche noi produciamo una quantità impressionante di rifiuti: ogni persona produce in media 542 kg di rifiuti all'anno1 (498,49 kg pro-capite/anno nella provincia di Trieste)2. La crescita dei consumi si traduce nella crescita dei rifiuti, che devono essere raccolti, stoccati, trasportati, trattati, smaltiti, consumando energia e creando non pochi problemi di inquinamento ambientale, sia che finiscano nelle discariche, sia che vengano inceneriti nei termovalorizzatori.

E' del tutto evidente la necessità di ridurre la produzione dei rifiuti e il loro impatto sull'ambiente, mettendo in pratica tre azioni che ognuno di noi può fare:
  • Riduzione
  • Riuso
  • Riciclo


Note: 1 media UE 2012, fonte ISPRA, Rapporto rifiuti urbani 2012 - Estratto
2 dati 2011, fonte: ARPA FVG



Sviluppo insostenibile

Lo sviluppo sta diventando "insostenibile"?

Si parla spesso - a livello economico e politico, in tono virtuoso - della necessità di uno "sviluppo sostenibile". Per cui l'espressione "sviluppo insostenibile" potrebbe sembrare un po' esagerata, provocatoria. Purtroppo per noi non è così, dal momento che istituzioni e studiosi autorevoli sostengono ormai apertamente che tale definizione è invece semplicemente realistica, rispecchia la realtà, cioè è quella che meglio conviene alle tendenze del nostro modo di vita, del nostro sistema di produzione, dei nostri consumi.

In altre parole, lo sviluppo mondiale si è indirizzato per una strada molto pericolosa, che non è ancora detto (forse) che sia una via senza ritorno, ma rischia comunque - se non sarà possibile correggere o invertire in tempi brevi le attuali tendenze - di precipitare nell’abisso. Sfortunatamente per noi, stiamo tagliando molte corde nelle reti di sicurezza esistenziale che ci offre la natura. Come scrisse già Bertolt Brecht:

"Segavano i rami sui quali stavano seduti, gridandosi l'un l'altro le loro esperienze per segare con più vigore. E crollarono nell'abisso. Quelli che li guardavano scossero la testa e continuarono a segare con forza."

Ecco la domanda che non possiamo eludere, all'inizio del terzo millennio: è ancora possibile uno sviluppo veramente "sostenibile"? Dove "sostenibile" significa: "Uno sviluppo che è in grado di soddisfare i bisogni delle generazioni attuali senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri." [Dal "Rapporto Brundtland" della World Commission on Environment and Development, 1987]

Interrogativo e dubbio inquietante, per il nostro futuro e per il destino del pianeta. La sua rimozione - che pure continuamente avviene, a tutti i livelli, per indifferenza, ignoranza o interessata malafede - sarebbe disastrosa.

Per arrivare al punto: che cosa rende oggi sempre più problematico e difficilmente percorribile uno "sviluppo sostenibile"? Brevemente in un elenco per punti, anche se le questioni non sono separate, anzi sono spesso l'una concausa dell'altra.

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