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Ecocidio


Ecocidio, neologismo terribile, coniato da Franz J. Broswimmer nel suo allarmante studio del 2002 "Ecocide", cioè uccisione-distruzione dell'ambiente in cui si vive.

Ora, se è vero che l'impatto della civiltà umana sull'ambiente e sulla natura non è una novità del nostro tempo, oggi però è ormai chiaro che, per la prima volta dell'estinzione dei dinosauri, il nostro pianeta sta vivendo (e sta subendo) trasformazioni ambientali enormi. R. Leakey e R. Levin l'hanno chiamata la "sesta estinzione" (The Sixst Extinction, New York 1995):

"L'homo sapiens sta per diventare la principale causa di catastrofi da quando, 65 milioni di anni fa, un gigantesco asteroide entrò in collisione con la Terra spazzando via in un istante geologico la meta delle specie viventi."

Cioè l'homo sapiens, mirabile culmine dell'evoluzione della vita sulla Terra, si è via via trasformato - con la rivoluzione industriale prima e la globalizzazione in atto ora - in "uomo locusta" o, com'è stato definito, "homo esophagus colossus" divoratore di futuro, cioè una creatura dotata di un esofago ipertrofico capace di divorare interi ecosistemi.

In che cosa consiste l'ecocidio in atto? La fascia dell'ozono - che da milioni di anni ha protetto dalle radiazioni ultraviolette la vita sulla Terra - ha cominciato a ridursi; è in atto una progressiva alterazione del clima provocata dalle emissioni di gas serra; si riscontrano profondi mutamenti ecologici negli oceani, gravi danni alle foreste provocati dalle piogge acide; negli ultimi 30 anni la superficie occupata da foreste si è dimezzata e la fauna ittica, nello stesso periodo, si è ridotta del 25%.

I cambiamenti della biosfera del pianeta indotti dall'uomo non hanno precedenti: comprendono lo sconvolgimento a livello mondiale dei cicli biochimici, rapidi e disastrosi cambiamenti climatici, una massiccia erosione del suolo, una sempre più estesa desertificazione, il continuo rilascio incontrollato di tossine di sintesi.

Ma secondo molti studiosi il problema più grave è la perdita della biodiversità, più grave ancora dell'inquinamento e dei cambiamenti climatici.

La Terra sta perdendo irreversibilmente specie ad un ritmo che non ha precedenti nella storia. Per essere chiari: in natura l'estinzione è il destino finale di ogni specie; il ritmo delle estinzioni negli ultimi 500 milioni di anni è stato di circa 1 specie ogni 5 anni; è stato calcolato che - negli ultimi 35 anni - si sono estinte 4 specie al giorno nel solo Brasile!


Ma perché agitarsi tanto, perché dovremmo preoccuparci per la scomparsa di qualche specie animale o vegetale?

Primo. Come per tutte le specie, la nostra esistenza collettiva dipende da altre specie. L'uomo non solo fa parte della biodiversità, ma ne dipende profondamente.

Secondo. Le estinzioni delle specie sono irreversibili. La perdita di una specie è definitiva, non si torna più indietro. Alcuni problemi ambientali possono essere risolti; una volta scomparso, invece, un elemento della biodiversità è morto per sempre.

Terzo. "Ogni specie e ogni ecosistema contribuisce alla ricchezza e alla bellezza della vita sulla Terra. Ogni specie è unica e ha diritto all'esistenza. Ogni specie è degna di rispetto, indipendentemente dal suo valore economico per l'uomo. Lo sterminio delle specie rappresenta un impoverimento spirituale e intellettuale per l'umanità." [World Charter for Nature, adottata dall'ONU nel 1982]

Quarto. Ci sono motivazioni di interesse collettivo: il mondo naturale fornisce infatti innumerevoli benefici terapeutici, agricoli, commerciali.

Ciò nonostante, l'ecocidio è in atto, e sembra inarrestabile. Lo spirito prevalente della tarda modernità (cioè dal secondo dopoguerra in avanti) sembra distinguersi per una miope negazione, o quanto meno sottovalutazione, delle conseguenze ecologiche del comportamento umano.

Quando invece notiziari improntati al necessario realismo ecologico dovrebbero contenere annunci di questo tono: "Anche oggi si sono estinte un centinaio di specie animali e vegetali; sono scomparsi altri 50.000 ettari di foreste tropicali; i deserti si sono estesi di altri 20.000 ettari: oggi l'economia mondiale ha consumato l'equivalente di 22 milioni di tonnellate di petrolio e di conseguenza, nel corso delle medesime 24 ore, sono stati rilasciati nell'atmosfera altri cento milioni di tonnellate di gas serra."

Così siamo ormai di fronte a questo spettacolo: come le rovine di un castello medioevale, la natura contemporanea - che pure ancora ammiriamo per le sue incredibili bellezze - è solo il ricordo di una gloria passata.

Per comprendere in qualche modo il disastro in corso, sarebbe necessario ripercorrere la storia della nostra specie nei suoi rapporti con la natura. Cosa non semplice, né breve. Limitiamoci a qualche cenno, a partire dal passaggio critico fondamentale: cioè la nascita della modernità, con l'industrializzazione, il sistema capitalistico di produzione, la globalizzazione.

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